Agostino Vanelli medico filantropo, antifascista, partigiano e sindaco di Gianfranco Morelli

Questo recente lavoro di Giuseppe Nigro su Agostino Vanelli, primo sindaco di Saronno dopo la Liberazione, non è affatto un’opera agiografica né una ricostruzione di storia locale che mirasemplicemente a toccare le corde della memoria cittadina.

Portare sotto i riflettori la figura del dott. vanelli significa per Nigro disegnare il profilo di una figura paradigmatica dell’antifascismo, dell’impegno civile, della fede nelle istituzioni della nuova Italia nata dalle ceneri della guerra e della dittatura.

Agostino Vanelli socialista, medico, filantropo, antifascista, partigiano e sindaco ha i tratti deamicisiani del nuovo eroe civile nell’Italia post-risorgimentale: non più il nobile patriota ispirato dagli ideali romantici ma il medico, il maestro, l’ingegnere, il borghese delle arti e delle professioni, che utilizza il suo sapere per l’elevazione e l’emancipazione degli umili.

Anche la data di nascita, primo gennaio del ‘900, appare evocativa della vocazionedi Vanelli a vivere il suo presente con lo spirito della radice antica del socialismo umanitario che egli interpreta da medico pediatra nella cura dell’infanzia senza risparmio di energia e fino a tarda età.

Rifugiato in Svizzera dopo l’8 settembre, combattente partigiano nell’Ossola, dopo 20 mesi di peripezie rientra a Saronno subito dopo la liberazione e ne assume la carica di Sindaco per acclamazione unanime del CLN che riconosce in lui la figura più eminente dell’antifascismo cittadino.

Durante gli 11 mesi del suo mandato la priorità per Vanelli è quella di sollevare la popolazione di Saronno dalle gravi condizioni di precarietà alimentare, sanitaria e occupazionale in cui la guerra aveva gettato la città, nonché a favorire il ritorno alla legalità in un contesto ancora attraversato dalle vendette politiche e private e dalle lotte per l’egemonia tra gruppi e fazioni.

Procurare derrate alimentari, promuovere azioni di sostegno e solidarietà per i disoccupati, fare fronte all’emergenza sanitaria, organizzare le colonie per i bambini: questi gli interessi primari del sindaco Vanelli, mai interessato in quei mesi al consolidamento della propria immagine come uomo di potere ed estraneo alla conflittualità tra i gruppi e i partiti che avevano composto il CLN e che ora sembrano più interessati alla dinamiche della politica nazionale che ad affrontare i bisogni concreti della popolazione cittadina.

Vanelli ci appare come una figura modernissima di amministratore, l’antesignano di quello che oggi chiameremmo “civismo”, cioè quella vocazione all’agire con pragmatismo nel locale che però non perde mai di vista il pensiero globale. Ieri come oggi però la fragilità di questo ruolo si avverte nell’incontro-scontro con i gruppi e i partiti organizzati e le loro tendenze egemoniche.

Così alle elezioni del marzo ’46, schiacciato tra le pressioni del Partito Comunista che vuole dettargli la linea amministrativa e la capacità di penetrazione sociale della DC e del mondo cattolico, Agostino Vanelli non accetta alcuna candidatura e ritorna a fare il medico a tempo pieno senza recriminazioni, senza rancori, per ancora tantissimi anni accompagnato dalla stima, dall’affetto e dalla riconoscenza di tutta la comunità saronnese.

L’uomo di scienza ha svolto per intero il suo compito nella società, il cittadino si è speso per la Patria in pericolo e ha risposto con generosità quando la sua gente l’ha chiamato ad assumersi gravose responsabilità.

Si chiama cittadinanza, vivere civile, essenza della democrazia